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FORNO A MICROONDE: SE LO CONOSCI LO EVITI

Microonde

Come funziona un forno a microonde? Esso usa un dispositivo chiamato magnetron, che fa oscillare un fascio elettronico a una frequenza molto alta, producendo così una radiazione di microonde (MW). Gli apparecchi conosciuti, la cui alimentazione è progettata per fornire 4000 impulsi al magnetron, utilizzano una frequenza di 2.45 gigahertz (Ghz) a una potenza di 400-900 watts. Tale frequenza permette all’acqua di assorbire l’energia elettromagnetica più velocemente e al massimo grado, dando così modo al cibo che contiene acqua di riscaldarsi rapidamente.

Funzionamento forno microonde

Le microonde vengono proiettate dal magnetron all’interno del forno, rimbalzano sulle pareti propagandosi in tutte le direzioni, e vengono quindi assorbite dagli alimenti, riscaldando il cibo dall’interno verso l’esterno, a differenza dei forni tradizionali, che funzionano con il sistema contrario. Le molecole di acqua nei cibi vibrano quando assorbono l’energia delle microonde, e la frizione tra di esse genera il calore che cuoce l’alimento. Ma i grassi e l’acqua si riscaldano in tempi diversi rispetto ai carboidrati e alle proteine, e questo crea disomogeneità con aree più fredde dove i batteri possono sopravvivere. Siccome la cottura non risulta sempre uniforme, molti produttori hanno inserito una piastra mobile che fa ruotare il cibo in modo che venga colpito da più parti.

Negli anni ‘90 il dott. Hertel, un medico nutrizionista recentemente scomparso che aveva già lavorato per diversi anni per una società alimentare svizzera, si mise in contatto con il prof. Bernard Blanc dell’Istituto Federale di Tecnologia, per sviluppare un programma di ricerca sull’effetto del cibo trattato con microonde negli esseri umani (reperibile presso World Foundation for Natural Science, www.wffns.org). Purtroppo quello studio è stato condotto su un numero molto piccolo di individui, e avrebbe dovuto essere ripetuto, visti gli esiti allarmanti, con urgenza su numeri molto più ampi per avere ulteriori risposte. Invece la “scienza” si è fermata lì, studi simili non sono mai più stati condotti. 

Selezionarono otto individui dell’Istituto di Macrobiotica di Kientel in Svizzera, di età compresa fra i 20 e i 40 anni, che seguivano una dieta strettamente macrobiotica, questo per ridurre al minimo la presenza di elementi considerati fuorvianti per i loro effetti sull’analisi del sangue. Per otto settimane, ad intervalli di cinque giorni, i volontari ricevevano a stomaco vuoto uno degli otto tipi di cibo disponibili: latte crudo biologico preparato in modo tradizionale o scaldato in forno a microonde; latte pastorizzato in forma tradizionale; verdura da cultura biologica cruda, o cucinata in modo tradizionale, oppure surgelata e scongelata in forno a microonde, o ancora cucinata in forno a microonde.
Ai volontari fu prelevato il sangue prima dei pasti, e a intervalli fissi dopo aver mangiato i suddetti cibi trattati a microonde. Si poterono osservare dei cambiamenti significativi, consistenti in una riduzione drastica di tutti i valori dell’emoglobina e degli eritrociti, mentre a fronte del consumo di vegetali cotti con questa tecnica, si evidenziava l’aumento degli ematocriti e leucociti, con risultati rispettivamente simili a quelli di persone tendenti all’anemia e di un avvelenamento acuto. Per contro, si erano innalzati anche i livelli di colesterolo, sia delle lipoproteine ad alta densità (colesterolo “buono”), sia di quelle a bassa densità (colesterolo “cattivo”). I linfociti (globuli bianchi), inoltre, mostravano una diminuzione a breve termine più evidente. In pratica, il risultato fu che l’energia delle microonde assorbita dal cibo si trasferiva nel sangue dei soggetti studiati, e gli effetti misurabili comprendevano anche modifiche nel sangue compatibili con lo stadio iniziale di un processo patologico simile a quello che si osserva all’inizio di una condizione cancerosa.

Hertel notò anche effetti non termici che alterano la permeabilità della membrana cellulare, poiché cambiano i potenziali elettrici fra l’esterno e l’interno delle cellule. Le cellule danneggiate diventano quindi facile preda dei virus, dei funghi e di altri microrganismi. Egli constata inoltre che emettendo il forno a microonde una potenza di 1000 watt o più, la distruzione e la trasformazione delle molecole del cibo che ne risulta produce nuovi composti chiamati “radiolitici”, sconosciuti in natura. Le molecole quindi vengono frantumate, la loro struttura si deforma e le loro naturali funzioni risultano alterate. Se perdura lo stress indotto dalle microonde, i meccanismi riparatori saltano e le cellule, in cerca di energia, passano alla respirazione anaerobica (senza ossigeno). Al posto di H2O e CO2 (respirazione aerobica), si hanno elementi dunque tossici, H2O2 e CO, come si osserva nelle cellule cancerose. 

Con la pubblicazione di quello studio Hertel si guadagnò gli strali di enti, istituzioni e produttori di elettrodomestici. Ne seguì una battaglia fatta di udienze e sentenze di vario grado, fino alla Corte Europea. Ma sapete quanti forni a microonde si producono ogni anno? Ben 25 milioni. Sarebbe proprio il caso di andare a fondo.

Dal 1957 ad oggi, le ricerche sono state portate avanti anche dall’Istituto di Radiotecnologia di Klinsk, Bielorussia (Journal of Natural Sciences, 1998). Tra gli effetti rilevati, si è riscontrato che ingerire cibi trattati a microonde innalzava la percentuale di cellule cancerogene nel sangue; che a causa delle alterazioni chimiche nelle sostanze alimentari, c’erano delle disfunzioni nel sistema linfatico, che causavano una degenerazione della capacità del sistema immunitario di autodifesa contro la crescita del cancro. Il catabolismo instabile dei cibi trattati a microonde, inoltre, alterava le loro sostanze elementali, e ciò provocava disturbi della digestione.

Per quanto riguarda le proprietà dei cibi, l’esposizione alle microonde causò una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati, e in particolare una diminuzione della biodisponibilità delle vitamine del complesso B, della Vitamina C, Vitamina E, e dei minerali essenziali e lipotropi; una distruzione del valore nutrizionale delle nucleoproteine della carne, e in generale una notevole accelerazione della disintegrazione strutturale dei cibi.
Concludendo, è facile comprendere che scaldare il cibo a microonde lo priva delle parti nutrizionali più importanti. Che mangiare del cibo cucinato in questo modo produce cambiamenti del sangue, delle cellule e del sistema immunitario, facilitando il verificarsi di condizioni cancerogene. Il cibo cucinato a microonde, inoltre, ha un sapore così alterato che le industrie alimentari hanno dovuto utilizzare additivi, coloranti e sapori artificiali, per renderlo più simile al sapore naturale.

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Titolo
FORNO A MICROONDE: SE LO CONOSCI LO EVITI
Descrizione
Per quanto riguarda le proprietà dei cibi, l’esposizione alle microonde causò una diminuzione significativa dei valori nutrizionali di tutti i cibi studiati.
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